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Mostra personale permanente dell’artista Remo Faggi

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Remo Faggi, autobiografia.

Sono nato a Corteolona nella seconda metà di Agosto del 1923 in Contrada San Giorgio (ora via XX Settembre).
Corteolona, piccolo borgo della bassa pavese, dista circa 18 chilometri a est del capoluogo, Pavia.
Quando vidi la luce la grande guerra del 1915-18 era terminata da qualche anno, le ferite e le turbolenze erano ancora troppo evidenti e non ancora dimenticate. Il clima politico si stava preparando alla prossima ricomposizione, il fascismo cominciava a prendere piede, i tempi si stavano lentamente normalizzando, la miseria però era ancora largamente diffusa, pochissimi i ricchi.
Nel 1934 a undici anni, mi appassionavo a curiosare su tutto ciò che poteva essere arte illustrativa, osservavo i disegni sulle riviste e sui rotocalchi settimanali dell'epoca. Erano allora scarsi i servizi fotografici, molti invece i disegni illustrativi.
A Natale di quell'anno, mi fu regalata una piccola scatola con 6 tubetti di acquarelli. Tentai allora con entusiasmo di copiare da qualche cartolina, dove erano riprodotti in quadricromia paesaggi acquerellati. Impresa nuova che mi tentava, ma con risultati a dir poco disastrosi, se non avessi avuto la fortuna di essere in tempo aiutato nelle correzioni.
I miei familiari, consenzienti alla mia passione per il disegno, mi iscrissero nel frattempo presso la scuola d'Arte Applicata di Pavia, ed ebbi, per mia fortuna, insegnanti di talento come il pittore Romeo Borgognoni e gli scultori Romolo Bianchi ed Ercole

Rinaldi.
Questa scelta di iscrivermi alla scuola d'arte mi inorgogliva, anche perché non avrei mai sperato che tutto questo si potesse realizzare; sapevo che la mia famiglia non aveva mezzi finanziari e poteva costare tanti sacrifici. Ciò nonostante frequentavo con profitto i corsi.
1941 - Dopo aver sperimentato inizialmente il colore ad olio, mi interessava anche la pittura murale. Osservavo gli affreschi dei vecchi Maestri, dipinti sopra i portali sulle facciate delle chiese parrocchiali. L'interesse aumentò quando potei vedere da vicino degli affreschisti intenti a dipingere, constatavo quanto erano bravi e decisi nell'operare... osservavo i tratti, la tecnica e l'impasto del colore nell'incarnato e nei vestimenti, come era possibile tutto questo? Seppi di un pittore, un certo Primo Carena, pavese, che stava accingendosi ad affrescare la allora nascente Cappella dell'Istituto Forlanini presso l'Ospedale San Matteo di Pavia, e che avrei potuto approfittare per imparare il metodo della pittura murale a fresco.
In seguito seguii il Maestro sulle impalcature a contatto diretto con il muro, ebbi modo di studiare gli intonaci, la preparazione dei fondi, scoprii il fascino delle arricciature e delle sinopie. Dopo in po' di tempo appresi tutti i misteri sulla tecnica interessante dell'affresco.


Continua...